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Assegno divorzile: quando spetta davvero e quando va restituito

Immagine del redattore: Simona Merenda
Simona Merenda
2 giorni fa
Tempo di lettura: 4 min

Guadagnare meno dell'ex coniuge non basta per ottenere l'assegno divorzile. Con l'ordinanza n. 1999/2026 la Cassazione ha ribadito che serve la prova di un contributo concreto alla famiglia, per esempio una carriera lasciata per crescere i figli. Senza questa prova l'assegno non spetta, e quanto già ricevuto può dover essere restituito.


L'Avv. Simona Merenda, avvocato divorzista a Busto Arsizio, spiega cosa cambia per chi chiede l'assegno e per chi lo paga.


Assegno divorzile quando spetta davvero e quando va restituito


Assegno di mantenimento e assegno divorzile: la differenza

L'assegno di mantenimento si chiede durante la separazione, quando il matrimonio esiste ancora. Serve a garantire al coniuge economicamente più debole un tenore di vita vicino a quello avuto in famiglia.

L'assegno divorzile si decide dopo il divorzio, quando il matrimonio è sciolto. Qui il tenore di vita passato non conta più: il giudice valuta cosa ciascuno ha dato alla famiglia e cosa ha perso per farlo. Per questo l'importo ricevuto in separazione non passa automaticamente nel divorzio.

Se vuoi sapere come si arriva al divorzio, leggi la guida sul Ricorso Unico al Tribunale di Busto Arsizio.


Quando spetta l'assegno divorzile

L'assegno spetta in due situazioni, che possono anche sommarsi:

  • chi lo chiede non ha mezzi sufficienti e non può procurarseli per ragioni oggettive, come l'età o la salute;

  • chi lo chiede ha sacrificato lavoro o carriera per la famiglia, con una scelta condivisa, e oggi ne paga le conseguenze economiche.

Nel caso deciso con l'ordinanza 1999/2026 l'ex moglie aveva fatto valere soltanto la differenza di reddito con l'ex marito. La Cassazione ha confermato il no all'assegno: senza la prova delle rinunce fatte e del vantaggio ottenuto dall'altro coniuge, il divario di reddito da solo non basta.

Non esiste una tabella di calcolo. Il giudice considera la durata del matrimonio, l'età e la salute delle parti, i redditi e i patrimoni di entrambi e il contributo di ciascuno alla vita familiare. Se le parti sono d'accordo, l'assegno periodico può essere sostituito da un pagamento una tantum, che chiude ogni richiesta economica futura.


Come si dimostra il diritto all'assegno

Nelle cause di famiglia vanno depositati le dichiarazioni dei redditi e gli estratti conto degli ultimi tre anni, insieme ai documenti su immobili e quote societarie. Questi documenti mostrano lo squilibrio economico, ma non spiegano da dove nasce.

Servono quindi anche prove della storia familiare, per esempio:

  • dimissioni o passaggio al part-time per seguire la famiglia;

  • il ruolo avuto nella cura dei figli e della casa;

  • il lavoro, anche non retribuito, svolto nell'attività dell'altro coniuge;

  • la ricerca di un lavoro dopo la separazione.

Chi paga, al contrario, può dimostrare che il divario esisteva già prima delle nozze o che non ci sono state rinunce condivise. Per preparare il fascicolo puoi partire dalla guida su quali documenti servono per la separazione.


Quando l'assegno va restituito

L'assegno fissato all'inizio della causa non è una somma acquisita per sempre. Se la sentenza definitiva stabilisce che il diritto mancava fin dall'origine, chi lo ha ricevuto può dover restituire quanto incassato. Nel caso dell'ordinanza 1999/2026 la restituzione decorre dal giorno in cui la sentenza di divorzio è diventata definitiva.

Se invece il giudice si limita a ridurre l'importo, la restituzione non è automatica e si valuta caso per caso.


L'assegno divorzile si può modificare?

Sì, se dopo il divorzio emergono fatti nuovi che cambiano la situazione economica di uno dei due ex coniugi. I casi più frequenti riguardano le nuove relazioni.

Le Sezioni Unite (sentenza n. 32198/2021) hanno chiarito che chi riceve l'assegno e va a convivere stabilmente con un nuovo partner perde la parte legata al bisogno. Può però conservare la parte che compensa i sacrifici fatti durante il matrimonio.

Se invece è chi paga a formare una nuova famiglia o ad avere un altro figlio, l'assegno non si riduce in automatico: serve la prova di un peggioramento economico concreto (Cass. n. 621/2026 e n. 13683/2026).


Assegno divorzile a Busto Arsizio: fatti consigliare prima del ricorso

Chiedere l'assegno senza prove solide espone al rigetto e al rischio di restituire quanto ricevuto. Contestarlo senza conoscere i propri diritti può voler dire pagare più del dovuto.

L'Avv. Simona Merenda assiste clienti in diritto di famiglia, in particolare in cause di separazione e divorzio al Tribunale di Busto Arsizio, in provincia di Varese e nell'Alto Milanese. Prenota una consulenza oppure leggi quanto costa un avvocato di diritto di famiglia.


Domande frequenti

L'assegno divorzile spetta sempre a chi guadagna meno?

No. Serve la prova che lo squilibrio economico deriva da scelte condivise durante il matrimonio, oppure che chi chiede l'assegno non ha mezzi adeguati per ragioni oggettive come età o salute.

Che differenza c'è tra assegno di mantenimento e assegno divorzile?

L'assegno di mantenimento si riconosce nella separazione, quando il matrimonio esiste ancora. L'assegno divorzile si decide dopo il divorzio e guarda al contributo dato alla famiglia, non al tenore di vita.

Si può dover restituire l'assegno divorzile?

Sì, se la sentenza definitiva accerta che il diritto mancava fin dall'origine. Se l'importo viene solo ridotto, la restituzione si valuta caso per caso.

Esiste una tabella per calcolare l'assegno divorzile?

No. Il giudice valuta il caso concreto: durata del matrimonio, redditi e patrimoni, età, salute e contributo di ciascuno alla famiglia.

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Contenuto informativo a cura dell'Avv. Simona Merenda, diritto di famiglia, Busto Arsizio. Non sostituisce una consulenza legale personalizzata sul caso specifico.

 
 
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