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Assegno di Mantenimento per i Figli: come si calcola e quando viene meno

  • 12 mar
  • Tempo di lettura: 3 min

La separazione o il divorzio portano inevitabilmente a dover riorganizzare gli equilibri economici della famiglia. Tra le questioni più delicate e dibattute, il mantenimento dei figli occupa un posto centrale.


Garantire ai propri figli lo stesso tenore di vita goduto durante la convivenza familiare è un dovere di entrambi i genitori, sancito dalla legge. Ma come si quantifica esattamente l'assegno di mantenimento? E soprattutto, fino a che età è obbligatorio versarlo?


In questo articolo facciamo chiarezza sui criteri legali utilizzati, con un occhio di riguardo alle prassi del Tribunale di Busto Arsizio.


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I parametri per il calcolo del mantenimento dei figli


Non esiste una "tabella fissa" o un calcolatore automatico universale per definire l'importo dell'assegno. Il Giudice (o l'accordo tra i genitori, in caso di separazione consensuale deve valutare la situazione specifica basandosi sui parametri dettati dall'art. 337-ter del Codice Civile:


  • Le attuali esigenze del figlio: si valutano i bisogni primari (cibo, vestiario), ma anche le necessità legate alla crescita, allo sport, allo svago e alle relazioni sociali.


  • Il tenore di vita goduto in costanza di convivenza: il figlio ha diritto a mantenere, per quanto possibile, uno standard di vita analogo a quello che aveva quando i genitori vivevano insieme.


  • I tempi di permanenza presso ciascun genitore: un genitore che trascorre più tempo con il figlio sosterrà maggiori spese dirette, influenzando l'importo dell'assegno.


  • Le risorse economiche di entrambi i genitori: non si guarda solo allo stipendio, ma al patrimonio complessivo (immobili, rendite, risparmi).


  • La valenza economica dei compiti domestici e di cura: il tempo e l'energia dedicati quotidianamente dal genitore collocatario alla cura del figlio hanno un preciso valore economico che viene soppesato.


La durata del mantenimento: il falso mito della maggiore età


Un errore molto comune è credere che il quando cessa l'obbligo di mantenimento coincida con il compimento del 18esimo anno di età. Non è così.

La legge e la giurisprudenza sono chiare: l'obbligo persiste anche per i figli maggiorenni, fino a quando non abbiano raggiunto una propria indipendenza economica. Questo per tutelare il diritto allo studio (es. percorsi universitari) e il tempo necessario per inserirsi nel mondo del lavoro in modo stabile.


Quando viene meno l'obbligo di mantenimento?


L'assegno di mantenimento può essere revocato o ridotto dal Giudice solo quando si verificano determinate condizioni:


  • Indipendenza economica raggiunta: il figlio ottiene un lavoro stabile e un reddito adeguato a sostenersi autonomamente.


  • Rifiuto ingiustificato di lavorare o studiare: se il figlio maggiorenne, pur avendone le capacità, non si impegna nella ricerca di un'occupazione o prolunga a dismisura e senza motivo il percorso di studi, perde il diritto al mantenimento. La Cassazione ha recentemente stabilito che, superata una certa soglia di età (indicativamente intorno ai 30 anni), l'inerzia del figlio non può più ricadere sui genitori.


  • Matrimonio del figlio: creando un nuovo nucleo familiare, si presume che il figlio abbia raggiunto un'autonomia.


Se le condizioni economiche di uno dei genitori cambiano (es. perdita del lavoro) o se il figlio trova un impiego, è possibile depositare un ricorso al Tribunale per chiedere la modifica o la revoca delle condizioni stabilite in precedenza.


Hai bisogno di calcolare o richiedere la modifica dell'assegno di mantenimento?


Affrontare queste tematiche richiede competenza e lucidità per tutelare i diritti dei tuoi figli e le tue risorse. Contattami per una consulenza personalizzata sulle procedure presso il Tribunale di Busto Arsizio.

 
 
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